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Quali sono i sintomi dello stress che si manifestano nella vista?

Lo stress influisce sulla salute in generale perché provoca un grande dispendio di energie e la vista non ne é esclusa. Generalmente lo stress visivo si manifesta attraverso tremolii delle palpebre e infiammazioni e, nei casi peggiori, lo stress può provocare la perdita momentanea della vista.

Il tremolio della palpebra é prodotto da un piccolissimo muscolo, chiamato muscolo di Muller. L’attività involontaria e meccanica di questo muscolo viene comandata dal sistema nervoso simpatico, però nei casi in cui la secrezione dell’adrenalina é maggiore a causa dello stress, questo muscolo si attiva causando il tremolio.

L’infiammazione causata dallo stress di solito si traduce in maculopatia sierosa centrale, caratterizzata dall’ eccessiva presenza di liquido nella macula, che è la parte centrale della retina specializzata nella percezione dei dettagli; per questo motivo le persone che soffrono di questo disturbo non vedono nitidamente e nei casi più gravi possono addirittura perdere la vista momentaneamente.

I trattamenti per questo problema sono molteplici e deve essere l’oculista a prescrivere il più appropriato per ciascun caso. Anche se, di solito, la perdita della vista, nei casi di stress, è temporanea, è importante rivolgersi a un oftalmologo perché potrebbe trattarsi di un segnale di avvertimento che anticipa altri problemi più gravi.

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Comunicazione visuale

Il mondo della comunicazione è molto complesso e articolato, il modo di comunicare con l’esterno varia a seconda del nostro umore, ma soprattutto, dipende da che tipo di comunicatori siamo. Infatti c’è differenza tra un comunicatore visivo, auditivo o cinestetico.

Secondo la PNL (Programmazione neuro linguistica) il comunicatore auditivo utilizza spesso parole associate al verbo sentire, ascoltare, udire, mentre il comunicatore cinestetico si esprime principalmente attraverso sentimenti, ovvero fa riferimento a situazioni personali e al modo in cui queste lo colpiscono e lo fanno sentire interiormente.

I comunicatori che utilizzano un sistema di elaborazione visiva, invece, filtrano il mondo esterno soprattutto attraverso la vista e nell’interagire con gli altri hanno bisogno del contatto visivo, per sentirsi compresi e avere un feedback esaustivo.

Per questo motivo utilizzano soprattutto parole che fanno riferimento alla vista, alla contemplazione e al guardare, e durante la comunicazione osservano i gesti e la posizione dei loro interlocutori.

Inoltre, le persone che fanno uso principalmente della vista per rappresentare quello che vivono all’esterno, utilizzano questo senso per ricordare e prendere decisioni e il loro contatto principale con il mondo esterno è attraverso gli occhi.

Di solito parlano velocemente e spiegano molte cose insieme perché pensano attraverso le immagini; i comunicatori visivi hanno la capacità di assimilare molte informazioni perché un’immagine può trasmettere più informazioni rispetto a un suono, e sono caratterizzati dalla capacità di pianificazione a lungo termine.

Perciò: se prestiamo molta attenzione alla maniera in cui ci guardano gli altri, o ci appassiona la decorazione della casa,  siamo particolarmente bravi a ricordare volti e nomi, spesso soffriamo di problemi di tensione al collo e abbiamo problemi nel concentrarci quando osserviamo molte attività davanti a noi, senza dubbio, siamo comunicatori visivi.

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Come vedono i gatti?

Vi siete mai chiesti come vedono i gatti?

Un gruppo di investigatori dell’Università di Penn (EEUU) ha realizzato un lavoro molto approfondito che offre sorprendenti risposte a questa domanda.

Il campo visivo è l’area che viene messa a fuoco dai nostri occhi quando guardiamo un punto preciso davanti a noi, di cui percepiamo anche ciò che si trova ai lati, sopra, sotto e vicino a quel punto.

Noi umani siamo dotati di un campo visivo di 180 gradi, mentre quello dei gatti si estende fino ai 200. Ciò é dovuto al fatto che gli antenati selvaggi dei nostri animali domestici avevano bisogno di una vista ampia per cacciare. Questa attività veniva svolta soprattutto di notte e ciò spiega il perché i gatti vedono otto volte meglio nell’oscurità rispetto agli umani.

Le cellule incaricate di percepire la luce, che si trovano negli occhi dei gatti, sono distribuite diversamente rispetto a quelle che caratterizzano gli occhi umani. Nei gatti le cellule che percepiscono il bianco, il nero e la luce tenue sono maggiori rispetto a quelle presenti negli occhi umani, mentre questi ultimi sono più predisposti a percepire i colori e la luce brillante: questa differenza fisiologica spiega il perché i gatti vedono meglio di noi nell’oscurità mentre con la luce del sole vedono più offuscato.
Inoltre i gatti, come la maggior parte dei mammiferi, non sono attratti dai colori vivaci, vedono principalmente l’azzurro, il verde e il giallo e la loro vista “da vicino” non è così nitida come la nostra.

gatto

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Grandi artisti con problemi visivi: il daltonismo

ll daltonismo è un difetto genetico che causa difficoltà nel distinguere i colori. Esistono diversi tipi e gradi di daltonismo. Alcuni pittori come Vincent Van Gogh e Jean Von Roesgen, conosciuti per lo speciale uso del colore, erano daltonici.

Tuttavia molti oftalmologi hanno cercato di stabilire, attraverso lo studio delle sue opere, che tipo di problema visivo caratterizzasse Van Gogh. Le ipotesi più sicure tendono a dimostrare che il pittore soffriva di discromatopsia (difficoltà nel distinguere i colori) e xantopsia, un disturbo della visione per cui gli oggetti appaiono gialli.

Lo scienziato giapponese Kazunori Asada sostiene che il problema di visione di Van Gogh fosse determinato dalla mancanza di recettori del colore rosso. Lo scienziato è arrivato a questa conclusione grazie ai risultati ottenuti attraverso un simulatore che permette di vedere i colori esattamente nello stesso modo in cui li vedono le persone che hanno diversi tipi di daltonismo e altri disturbi della percezione del colore.

Van Gogh è diventato famoso grazie al suo particolare uso della luce e del colore, realizzando pennellate spesse sulla tela per conferire maggior spessore alla sua opera. Utilizzando soprattutto i colori puri, non mescolati, vivaci e forti, come il blu e il giallo. Le sue opere hanno influenzato la maggior parte dei movimenti artistici più importanti del XX secolo. Si dice che solo le persone con la visione dei colori alterata, come lui, possono percepire meglio i suoi quadri.

Attualmente Jean Von Roesgen, nato a Lussemburgo nel 1963, é internazionalmente conosciuto per l’uso monocromatico del colore, ricco di sfumature che rendono le sue creazioni uniche e immediatamente riconoscibili. I colori che più utilizza sono il blu, giallo e arancione, evitando il rosso e il verde. E voi, quanti colori siete capaci di distinguere?

Autoritratto di Vincent Van Gogh
Autoritratto di Vincent Van Gogh
Post-daltonismo
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Topografia corneale

La topografia corneale è un test che viene realizzato per diagnosticare le caratteristiche della cornea, attraverso lo studio della superficie di questa membrana che riveste la parte esterna dell’occhio. Attraverso questa prova é possibile osservare l’esistenza di irregolarità e conoscerne i diversi gradi di curvatura. Anche se lo studio della cornea viene realizzato grazie a varie attrezzature, il risultato finale delle prove è una “mappa tridimensionale” della membrana, ovvero una rappresentazione della superficie corneale capace di indicarne il suo spessore, piegatura, potenza e superficie.

La topografia corneale viene realizzata, in tutti i seguenti casi:

  1. Per valutare se un paziente è un candidato idoneo o no alla chirurgia refrattiva laser e nel caso lo sia, per stabilire il tipo di tecnica più adatta: LASIK o le tecniche di superficie (PRK / LASEK). Per quest’ultimo passo, é necessario realizzare un’altra prova aggiuntiva che serve a determinare lo spessore corneale.
  2. Per valutare se un paziente è un candidato idoneo all’impianto di una lente intraoculare e, nel caso in cui lo sia, per realizzare le misurazioni intraoculari necessarie per questa operazione.
  3. Per monitorare i risultati degli interventi chirurgici.
  4. Per l’adattamento delle lenti a contatto.
  5. Per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie che colpiscono la cornea, come il cheratocono, la degenerazione marginale pellucida o l’astigmatismo irregolare.

La procedura per eseguire la topografia corneale è indolore e molto breve. Infatti, il paziente non prova dolore, tranne, in alcuni casi, in cui può sentire un piccolo disagio o affaticamento causato dalla posizione che deve essere mantenuta per la corretta realizzazione della prova. Il paziente si deve sedere in fronte al topografo corneale con la fronte appoggiata al computer e il tecnico innesca il processo, che è totalmente automatico. I risultati sono immediati, e l’oftalmologo potrà interpretarli subito.

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Gli occhi del Siberian Husky

San Girolamo disse: “Il volto è lo specchio dell’anima e gli occhi confessano, in silenzio, i segreti del cuore”. Quindi, potremmo dire che l’occhio è una finestra attraverso la quale trasmettiamo la nostra essenza all’esterno.

In tutti i post che abbiamo pubblicato all’interno del nostro blog, abbiamo parlato a lungo dei nostri occhi, i loro colori e le loro speciali caratteristiche. Oggi parleremo di un occhio speciale e diverso che appartiene al mondo animale, e più precisamente al Siberian Husky, una razza di cane conosciuto per la profondità del suo sguardo.

Gli Eschimesi, nella loro lingua, dispongono di  30 parole per riferirsi alle diverse tonalità di bianco, e sostengono che tutte quante si possono trovare negli occhi dei Siberian Husky: cani che sono veri e propri atleti della neve. Gli Husky sono i discendenti diretti dei lupi, che durante secoli hanno percorso la fredda terra artica, trainando le slitte e aiutando le persone della zona.

Lo sguardo limpido di questi animali colpisce sempre, ma non è l’unico vantaggio di avere occhi così belli. La loro forma a mandorla protegge il tessuto oculare dalle basse temperature, dalla neve e dal vento freddissimo che li colpisce e grazie ad essa, possono socchiuderli tantissimo senza perdere acuità visiva.

Tradizionalmente i popoli dell’Artico, per riferirsi a se stessi, usavano questa espressione: “esseri umani veri/puri”, per il fatto che non discendono dall’unione di diverse popolazioni. Anche i Siberian Husky, possono essere considerati “cani veri/puri”, infatti i risultati di uno studio del loro DNA dimostrano che sono “canti antichi”, ovvero che non discendono dell’unione di due razze preesistenti.

Gli Eschimesi credono nell’esistenza di molti spiriti che popolano tutti gli esseri viventi e gli oggetti della natura. Per questo motivo, in un certo modo venerano gli Huskies per aiutarli a garantire la sopravvivenza delle loro famiglie in condizioni climatiche estreme.

Gli Husky appartengono alle 14 razze più antiche della terra, e il loro nome deriva dal soprannome “esky” con cui gli esploratori si riferivano ai popoli artici. Gli occhi albini di questi cani sembrano disegnati appositamente per percorrere lunghi percorsi, sopportando bufere di neve e bassissime temperature.

Husky
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Films girati soltanto con luce naturale

L’uso della luce naturale è sempre stato essenziale per il progresso della cultura.
Il regista francese Jacques Loiseleux , nella sua opera sull’importanza della luce naturale nel cinema, spiega che “la luce dà senso alla scena grazie alla forma in cui illumina il soggetto e grazie all’atmosfera emotiva che crea, facendo apparire i soggetti e gli oggetti non soltanto sotto il loro aspetto estetico più favorevole, ma anche pienamente coerenti con ogni film”.

Il primo lungometraggio interamente girato con luce naturale fu ‘Barry Lyndon’ (1975) di Stanley Kubrick. Questo film, pieno di particolari, che ricorda i dipinti del XVIII secolo, é stato possibile grazie all’uso della luce naturale, anche durante le riprese notturne, dove la scena veniva illuminata da candele.

Per quanto riguarda la luce delle scene girate all’interno, veniva filtrata attraverso le finestre, perché lo scopo, secondo Kubrick, è il realismo:  “L’illuminazione dei film storici è sempre sembrata molto finta. Una stanza completamente illuminata con candele è molto bella e completamente diversa da quello che siamo abituati a vedere al cinema.”

Forse non tutti sanno che ciò che ha reso possibile il film di ‘Barry Lyndon’ stata la telecamera con cui è stato girato il film. Infatti a quei tempi non tutti gli obiettivi delle cineprese erano sufficientemente sviluppati da poter garantire un risultato ottimale in ambienti con scarsa illuminazione, perciò Kubrick, per sopperire a questa mancanza, chiese alla NASA una lente Zeiss 50mm, F0.7, che era stata usata anteriormente in occasione della missione Apollo.

La lente Zeiss, caratterizzata da una grande apertura di diaframma, fu applicata alla telecamera Mitchell che Kubrick aveva precedentemente usato per filmare ‘Arancia meccanica’.

L’unico problema derivato dall’uso di un diaframma di grandi dimensioni è che le scene notturne appaiono molto solenni, ma questa sua caratteristica è stata usata per marcare l’atteggiamento distante e indifferente della gente di classe boghese, tipica di quell’epoca.

L’ultimo film girato totalmente con luce naturale, uscirà nelle sale americane il 5 di febbraio: ‘ The Revenant’, del regista messicano Alejandro González Iñárritu. Questo film è stato girato con la sola luce naturale e in condizioni ambientali difficili, nelle foreste di Calgar, in Canada. Il regista nelle interviste ha dichiarato che attraverso questa maniera di girare ha voluto trasmettere ciò che vissero realmente le tribù di cui parla il film.

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Misurazione della tensione oculare

La misurazione della tensione oculare, é una delle prove che viene realizzata durante la valutazione di idoneità al trattamento ed é fondamentale per stabilire se un paziente é idoneo o no alla chirurgia laser per poter risolvere i problemi di vista causati da miopia, ipermetropia e astigmatismo.

La tensione intraoculare è la pressione esercitata dal liquido presente all’interno del bulbo oculare, chiamato corpo vitreo, sulle strutture più solide, come la cornea e il cristallino, che ha la funzione di aiutare l’occhio a mantenere la sua forma sferica. Normalmente, vengono considerati normali valori di pressione intraoculare quelli che si trovano tra i 10 e i 20 millimetri di mercurio (mmHg). La misurazione della pressione intraoculare è uno dei test più comuni a cui viene sottoposto l’occhio, perché la pressione intraoculare è uno dei principali fattori da considerare nella diagnosi e monitoraggio del glaucoma, che rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo. È importante sottolineare che la misurazione della pressione intraoculare è un test per diagnosticare il glaucoma, ma non la unica.

La pressione intraoculare non è costante, in quanto può variare nel corso della giornata a causa di diversi fattori. Inoltre, la misurazione della pressione intraoculare di solito non è precisa. Perciò, se il medico osserva dei valori anomali in un paziente, può consigliare di eseguire misurazioni multipli in tempi diversi e in giorni diversi.

La tonometria

La tensione intraoculare viene calcolata con un test chiamato tonometria, questo test può essere eseguito in due modi diversi:

  1. Il primo, é attraverso la tonometria di non contatto (tonometria di aria o tonometria pneumatica). Si tratta di un test assolutamente indolore e non invasivo in cui il paziente riceve solo un soffio d’aria nell’occhio. Questo soffio provoca un appiattimento della cornea, che determina a sua volta il valore della tensione intraoculare. Questo é il tipo di tonometria che fornisce i valori meno precisi.
  2. Il secondo viene realizzato con la tonometria di contatto o appiattimento.  Prima di realizzare questa prova, il medico instillerà una goccia di anestetico in ciascun occhio, per far in modo che anche questo metodo sia indolore, e successivamente toccherà la cornea con il tonometro con cui ottiene il valore della tensione intraoculare.

tensione oculare post

 

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