Cheratocono: che cos’è e come si cura?

Evoluzione della patologia

Il cheratocono non può essere trattato solo con i farmaci e non si può prevedere come evolverà. In alcune persone la patologia progredisce lentamente, in altre molto più velocemente.

La cornea è una delle parti più importanto dell’occhio. La luce entra attraverso la cornea che la mette a fuoco in modo che possiamo vedere con chiarezza. Quando una persona è affetta da cheratocono, la forma della cornea è alterata e la vista si distorce. Di fatto questo disturbo può rendere difficile compiere semplici azioni quotidiane come guidare, scrivere, leggere o guardare la televisione.

Nelle fasi iniziali del cheratocono il paziente riesce a compensare il difetto con occhiali. Con l’evoluzione del disturbo gli occhiali non basteranno più e sarà necessario ricorrere alle lenti a contatto. Nella fase avanzata, l’unica cura è rappresentata dall’operazione e, nei casi più gravi, dal trapianto di cornea.

I sintomi del cheratocono generalmente si manifestano durante la pubertà o adolescenza e continuano fino ai 30-40 anni, età in cui il disturbo tende a stabilizzarsi.

Questa patologia degenerativa ha un’evoluzione individuale e, agli inizi, provoca un progressivo peggioramento della qualità visiva dovuta all’instaurarsi di un astigmatismo evolutivo. Altri disturbi sono la lacrimazione e il fastidio alla luce. Quando la malattia è molto avanzata, invece, l’apice del cono si può opacizzare ed in casi rari persino perforare, compromettendo la vista e l’integrità del bulbo oculare.

Cornea normale

Cornea con cheratocono

Cura cheratocono

Il cheratocono si più curare con diverse tecniche. Una di queste è l’inserimento di anelli intrastromali che sono collocati all’interno della cornea e servono per stabilizzarla e per rallentare l’evoluzione della malattia. Questa procedura riduce la curvatura della cornea, migliorando di conseguenza l’acutezza visiva. Questa tecnica è adatta per coloro che, a causa del cheratocono, non riescono a portare le lenti a contatto. In molti casi, dopo aver impiantato gli anelli intrastromali, è possibile procedere con l’impianto di lenti fachiche, come l’ICL, per correggere difetti visivi residui, come miopia, ipermetropia e astigmatismo.

Un’altra tecnica efficace per contrastare l’evoluzione del cheratocono è il Cross-Linking, un trattamento basato su un metodo di “rinforzo” della struttura della cornea, ottenuto con un consolidamento dei legami tra le fibre del collagene corneale.

Se si stanno utilizzando lenti a contatto a struttura rigida sarà necessario sospenderle prima del trattamento per un periodo che verrà stabilito dal suo medico oculista.

Il metodo Cross-Linking prevede l’instillazione di un collirio a base di vitamina B2, o riboflavina, che deve penetrare negli strati intermedi della cornea. Successivamente, la cornea viene sottoposta ad una irradiazione a basso dosaggio con raggi ultravioletti di tipo A (UVA), della durata di 30 minuti, durante i quali l’applicazione della riboflavina viene ripetuta ogni 5 minuti. Al termine della esposizione ai raggi UVA l’occhio viene medicato con colliri o pomate antibiotiche e chiuso con bende o tramite l’applicazione di una lente a contatto terapeutica da portare per circa 3-4 giorni.

Risultati del Crosslinking

Grazie all’azione concentrante della riboflavina, l’irradiazione con raggi UVA porta all’intreccio e al rinforzo del collagene corneale, consolidando la cornea e rendendola più resistente al tentativo di sfiancamento caratteristico del cheratocono. In un certo numero di casi, oltre al rallentamento dello sfiancamento, tale trattamento si è dimostrato in grado di ridurre l’astigmatismo presente prima dell’intervento, migliorando la visione naturale.

Quando il cheratocono è a uno stadio troppo avanzato per poter intervenire con queste tecniche, l’unica strada possibile è il trapianto di cornea.

Prevenzione

Non esistono misure preventive per il cheratocono, ma ci sono trattamenti che riescono a frenare la sua evoluzione. Le visite oculistiche di controllo con oftalmologi specialisti sono essenziali, soprattutto se in famiglia esistono casi di patologie della vista o se si avverte una visione diversa dal solito. La diagnosi del cheratocono è effettuata grazie alla topografia corneale (o mappa corneale), un esame non invasivo, che misura la curvatura della cornea e permette di valutare la gravità della malattia. Una diagnosi precoce è una delle armi migliore per bloccare la degenerazione del tessuto corneale e prevenire ulteriori danni.