Test della vista con la tabella di Snellen

Salute degli occhi
Test della vista con la tabella di Snellen
14/12/2021
test di snellen Tempo di lettura: 2 Minuti

Il quarto episodio della nuova stagione di “Vediamoci Chiaro” ci riporta sui banchi di scuola, dove iniziamo a notare i primi difetti refrattivi, per imparare quali sono i nuovi strumenti di apprendimento visivo introdotti nella didattica moderna.

Ospiti di questa puntata sono il professore Marco Bordignon insieme ad alcuni membri del suo Dipartimento di audiovisivo del Liceo Artistico G. Sello di Udine: i professori e fotografi Franco Rossi, Walter Criscuoli e Stefano Tubaro. I docenti sono tra gli esperti nazionali nel settore dell’apprendimento tramite immagine e vincitori di premi anche a livello internazionale. Descrivendo le recenti innovazioni nell’ambito dell’apprendimento visivo, dai documentari in classe fino alle moderne tecniche di linguaggio in pittogrammi (emoji), il professor Bordignon e i suoi colleghi spiegano i motivi che rendono la carta stampata un’elemento tutt’ora imprescindibile per l’istruzione e l’approfondimento delle conoscenze

Quanto è presente oggigiorno l’apprendimento visivo?

Attualmente, l’apprendimento viene eseguito tantissimo attraverso le nuove tecnologie: lavagne elettroniche, pc, smartphone e tablet che consentono l’accesso a video tutorial e lezioni online. Possiamo dedurre che la didattica sia quindi agevolata da queste innovazioni perché, mentre nell’era del “non digitale” si usava solo il testo, ora l’apprendimento è facilitato dalla presenza di foto, video e programmi online che consentono test e verifiche per prepararsi a quelle in classe attraverso un linguaggio vicino a quello degli studenti.

Uno dei fattori negativi di questa rivoluzione tecnologica riguarda l’aspetto analitico: è difficile, infatti, concentrare gli occhi sui concetti che stanno dietro alle immagini quando il tempo di visione e apprendimento è così ridotto. Se mettiamo a confronto un documentario con una lezione di storia è chiaro che il primo darà un insegnamento più immediato, ma appare anche evidente che, per capire il valore di quell’evento e i suoi aspetti psicologici, sarà necessaria la spiegazione e discussione in classe.

Leggere un libro con immagini e fotografie è un processo che rischia di limitare l’immaginazione?

“Purtroppo si” afferma il Professor Bordignon, spiegando che il vero problema dell’apprendimento visivo consiste nel breve tempo di analisi e visione che, non solo limita l’immaginazione, ma ci porta a leggere unicamente il significato relativo al tema in cui l’immagine ci viene presentata. Sappiamo che la stessa fotografia, messa su un media o su un altro, può cambiare significato davanti ai nostri occhi.

I nostri ospiti sottolineano il pericolo rappresentato dal potere manipolatorio dell’apprendimento visivo in una società dove il culto dell’immagine regna supremo.

Esistono tecniche di colore che catturano di più l’attenzione e rendono più rapida la comprensione?

Il colore è da sempre veicolo di una dimensione emotiva ed elementi come gli aspetti tonali e il chiaroscuro vengono usati per amplificare i momenti drammatici di diversi racconti sin dai tempi di Dante Alighieri. Queste tecniche, oggigiorno, sono molto utilizzate nella comunicazione persuasiva per accendere stati d’animo in base al prodotto presentato: per essere più ammaliante ai nostri occhi, un piatto ci verrà introdotto con colori caldi mentre qualcosa di sofisticato come un profumo o una macchina avrà tinte più delicate e fredde. La psicologia del colore serve sempre di più per coinvolgere l’audience nella lettura dei libri, nella visione di semplici slide fino ai video tutorial su Youtube.

Per quanto riguarda gli schermi, la nostra vista si stanca di più con la lettura di un e-book o la pagina di un libro?

Qui non ci sono dubbi: la vista si stanca molto meno leggendo una pagina stampata piuttosto che attraverso un monitor. Questo è dovuto dal fatto che lo schermo (specialmente quando si parla di sfondo bianco con testo nero) presenta una luminosità nociva per l’occhio che, passando da una schermata all’altra, viene affaticato. “È come guidare l’automobile contro il sole” spiega Bordignon.  Oggigiorno sempre più persone prediligono la visione in streaming piuttosto che la lettura di un libro in quanto richiede meno tempo e permette di apprendere una storia con più facilità anche svolgendo altre attività. Tuttavia manca a questi media il rapporto tattile, fisico di prendere in mano una penna, sottolineare o scrivere appunti sulle pagine di un racconto che è ancora prerogativa della carta stampata.

Il futuro dei sistemi di apprendimento è nel metaverso?

Il professor Bordignon afferma che tutto dipende da quanto si evolverà l’interazione nel metaverso e se ci permetterà di scambiare informazioni con altri personaggi. Al giorno d’oggi sono già presenti video immersivi che permettono di entrare in un altro mondo da cui trarre concetti, ma è necessaria la presenza del testo per dar loro un senso accurato. Possiamo quindi dire che, mentre queste tecnologie straordinarie attirano lo studente verso temi altrimenti ostici, il vero insegnamento viene dato dalla carta stampata.

Dove ascoltare il podcast?

Tutte le nuove puntate del podcast “Vediamoci Chiaro”, sviluppate sottoforma di dialoghi o meglio chiacchierate a due o tre protagonisti, sono disponibili con cadenza settimanale. Ascolta la quarta puntata su “I nuovi sistemi di apprendimento visivo”, on-air sulle principali piattaforme:

Il test di Snellen è un test della vista ideato nel XIX secolo dal medico olandese Hermann Snellen (dal quale prende il nome), ancora oggi ampiamente utilizzato dagli oftalmologi per la sua efficacia nel misurare l’acuità visiva di una persona, ovvero la sua capacità di distinguere chiaramente gli oggetti anche a lunga distanza (fino a decine di metri in una persona che gode di ottima vista).

In cosa consiste il test di Snellen?

Lo Snellen test è un test della vista semplice e senza alcun effetto collaterale che non provoca nessun tipo di fastidio al paziente. Viene utilizzata una tabella bianca sulla quale appaiono lettere nere di diverse dimensioni (tabella di Snellen).

Il processo del test di Snellen è il seguente:

  • Il paziente si deve sedere ad una distanza di 6 metri dalla tabella in cui compaiono le lettere (a volte vengono utilizzate le immagini).
  • Una volta seduto, per poter valutare ciascun occhio separatamente, lo specialista fa indossare al paziente un paio di occhiali senza lenti, ma con uno dei due occhi coperto.
  • Successivamente, l’oftalmologo o l’optometrista chiede al paziente di identificare, una per una, le diverse lettere. Normalmente, si inizia con le lettere più grandi, che si trovano in alto, e si prosegue progressivamente con quelle più piccole.
  • Il test della vista termina quando la persona ha identificato tutte le lettere o ha commesso diversi errori non essendo in grado di distinguerle.
  • Il paziente non si muove dalla sua posizione iniziale (dai 6 metri) durante tutto il test, quella che cambia è la dimensione delle lettere.

Come si misurano i risultati del test di Snellen?

Questi tipi di test vengono eseguiti per misurare la vista di una persona, sia in modo preventivo sia perché si sospetta (a volte a seguito di esame fatto in precedenza) che ci sia un deficit visivo a causa di un problema refrattivo (miopia, ipermetropia e/o astigmatismo) o per qualsiasi altra motivazione.

Ottenere risultati concreti è molto semplice, poiché ogni lettera è identificata con un piccolo numero che serve allo specialista per determinare il grado specifico di deficit visivo del paziente.

Cosa indica questo numero?

Il numero sotto le lettere indica la distanza, in metri, dalla quale una persona con una vista sana dovrebbe essere in grado di identificarle. Ad esempio, se una lettera riporta il numero 10 sotto di sé significa che dovrebbe essere distinta da 10 metri di distanza.

Utilizzando una tabella aggiuntiva, questa cifra è correlata alla specifica perdita della vista di ogni persona. In questo modo, 5/10 significa che una lettera che dovrebbe essere vista da 10 metri di distanza, è letta dal paziente chiaramente solo a 5.

I risultati del test di Snellen non devono essere confusi con le diottrie come misura dell’acuità visiva, poiché si riferiscono alla perdita della capacità dell’occhio di mettere a fuoco correttamente gli oggetti a causa di problemi di refrazione. Le diottrie, al contrario, sono la misura correttiva per gli errori di refrazione.

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NOTA BENE

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