Il caso Mexes: troppe lampade solari fanno male agli occhi?

Troppe lampade solari  fanno male agli occhi? A leggere la storia di Philippe Mexes, pare proprio di sì. Il calciatore del Milan non ha potuto giocare a causa di una cheratite (un danno alla cornea) provocata dalle, a quanto pare, eccessive lampade abbronzanti a cui si sarebbe esposto.

Come ci spiega il dottor Alex Bosone, medico oculista di Clinica Baviera Italia, istituto europeo specializzato nella correzione dei difetti visivi, i danni causati dall’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti sono purtroppo poco conosciuti: “ Le radiazioni ultraviolette (UV) sono spesso note come causa di scottature e neoplasie cutanee da esposizione solare, ma c’è poca informazione sui danni seri che queste radiazioni possono causare agli occhi”.

La cheratite che ha colpito gli occhi di Mexes impedendogli di giocare non va sottovalutata.

“Oltre a provocare un intenso dolore – spiega il dottor Bosone – questo disturbo può causare una temporanea ma importante diminuzione della vista. In questo caso il danno non è permanente ma è sicuramente un’esperienza dolorosa e poco piacevole. Il giocatore del Milan non è un caso isolato: circa il 59% dei danni acuti causati dalle lampade solari sono delle dolorose cheratiti”.

 

Come fare allora per evitare questo disturbo?

“Occorre conoscere un po’ meglio le situazioni che ci mettono a rischio e saper proteggere i nostri occhi dai possibili danni. Ore, giorni, anni di esposizione possono causare non solo danni alla cornea (cheratiti), ma anche favorire l’insorgenza della cataratta, della maculopatia e di neoplasie cutanee palpebrali”.

 

Le possibili fonti di esposizione ai raggi ultravioletti sono molteplici: tra le più comuni vi è la luce solare, le lampade abbronzanti, quelle sterilizzanti e la luce emessa durante la saldatura ad arco.

“Le radiazioni solari UV, presenti tutto l’anno – continua il dottore- possono raggiungerci in due modi differenti: direttamente attraverso il sole o riflesse dall’ambiente circostante. Le superfici possono riflettere grandi quantità di radiazioni UV. E ricordiamoci che la luce riflessa è pericolosa almeno quanto quella diretta.

L’acqua riflette il 100% della luce, la neve fino all’85%, la sabbia il 25% e l’asfalto il 9%.”

 

La stagione sciistica invernale è alle porte e occorre pertanto ricordare la pericolosità della luce riflessa dalla neve in montagna, specialmente nelle ore centrali della giornata, quando i valori di radiazioni UV sono particolarmente elevati.

 

Per evitare un danno da parte dei raggi UV alla retina e al cristallino, l’occhio si è dotato di uno schermo protettivo naturale: “L’epitelio corneale e la membrana di Bowman, gli strati più superficiali della cornea, si sono specializzati nell’ “assorbimento” di queste radiazioni nocive; tuttavia un eccesso di raggi UV causa inevitabilmente uno “sfaldamento” a seguito della morte di queste cellule epiteliali e ad un’esposizione delle sottostanti terminazioni nervose corneali. Questo è la causa dell’intenso dolore che si verifica 6 ore circa dopo l’esposizione alla radiazione ultravioletta. Occorrono dalle 24 alle 48 ore affinchè il danno si ripari completamente e scompaia il dolore”

 

Clinica Baviera Italia ricorda pertanto a tutti l’importanza di indossare le giuste protezioni quando si è esposti a raggi ultravioletti: occhiali da sole specifici in montagna e al mare, ma anche durante l’esposizione alle lampade solari e maschere protettive quando si svolgono attività lavorative come la saldatura ad arco o in ogni caso in cui l’esposizione ai raggi ultravioletti sia prolungata e continuativa.

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