Ambliopia: se individuata per tempo, si può correggere.

ambliopia

L’ambliopia: l’oculista non vede niente, il paziente vede poco. (Von Graefe)

L’ambliopia  colpisce dai primi anni di età: prima si interviene e maggiori probabilità ci sono di curarlo. A parlarcene è il dottor Massimo Notaro, Direttore Sanitario di Clinica Baviera Torino.

L’ambliopia (letteralmente “occhio ottuso”), conosciuta anche come occhio pigro, è una diminuzione mono o bilaterale dell’acuità visiva senza causa apparente, che con terapia idonea, se intrapresa precocemente, può essere risolta. Si verifica circa nel 4-5% dei bambini e si attua nei primi anni di vita, durante il periodo plastico del sistema visivo, che nell’uomo si estende fino ai 7-8 anni. A quest’età l’apparato visivo, non completamente sviluppato, è molto sensibile ad ogni stimolo che sia qualitativamente o quantitativamente anomalo e tale sensibilità è tanto maggiore quanto minore è l’età del soggetto. In esperimenti su animali si è visto che si instaura un’atrofia delle cellule del corpo genicolato laterale (stazione intermedia delle vie visive) connesse con l’occhio ambliope e una riduzione progressiva del numero di cellule corticali attivabili attraverso l’occhio ambliope stesso. Il termine ambliopia raggruppa diverse entità cliniche, che sono conseguenza di alterazioni che hanno agito a vari livelli dell’apparato visivo e che possono essere distinte in:

ambliopia strabica, in cui l’ambliopia è la conseguenza e non la causa della deviazione, in quanto l’ambliopia rappresenta un meccanismo di difesa da parte del cervello, per evitare diplopia (percezione doppia di un’immagine) e confusione.

ambliopia anisometropica, causata da una notevole differenza di refrazione tra i due occhi, il che comporta un’incapacità della corteccia occipitale a fondere immagini retiniche di diversa grandezza. Tale incapacità comporta la soppressione dell’immagine che proviene dall’occhio più ametrope. È più frequente nei deficit ipermetropici rispetto a quelli miopici e, nelle anisometropie astigmatiche l’ambliopia si può determinare anche per differenze fra i due occhi inferiori alle 3 diottrie;

ambliopia da deprivazione, causata da riduzione o mancanza della stimolazione retinica per alterazioni organiche, quali ptosi palpebrale (abbassamento della palpebra che può coprire la pupilla) opacità di cornea e cristallino, cataratta congenita, terapie occlusive prolungate. Può essere mono o bilaterale e, fra le forme bilaterali, vanno incluse le ambliopie ametropiche, causate da elevati deficit refrattivi bilaterali e le ambliopie da nistagmo.

ambliopia relativa, in cui è riconoscibile il danno anatomico (esiti di retinopatie, dismorfismi del nervo ottico), ma il livello di acuità visiva è sproporzionato al danno anatomico. Il meccanismo patogenetico è probabilmente da ricondurre ad un certo grado di difformità fra le immagini percepite dai due occhi che induce il soggetto a privilegiare l’occhio indenne rispetto all’altro.

I sintomi dell’occhio pigro sono molto raramente riferiti dal paziente perché è spesso troppo piccolo per denunciare una vista inferiore in un occhio rispetto all’altro. E’ per questo motivo che si raccomanda di effettuare una prima visita oculistica al bambino, anche in assenza di sintomi, entro i 3-4 anni di età.

L’ambliopia è una patologia curabile ma solo se diagnosticata e trattata tempestivamente nell’età infantile

Generalmente il trattamento dell’ambliopia si basa su tecniche non chirugiche: correzione ottica dei vizi di refrazione, occlusione, penalizzazione con filtri graduati o con l’uso di farmaci ad uso topico; in alcuni casi è necessario un intervento chirurgico per rimuovere la causa principale dell’ambliopia, come nel caso di ptosi, cataratta congenita, strabismo. Ma anche in questi casi il trattamento medico ortottico si rende necessario sia prima che dopo l’intervento chirurgico.

La mancanza di una buona visione binoculare può ostacolare il soggetto in tutta la sua vita, a cominciare dall’età evolutiva, quando impedisce di realizzare un corretto sviluppo della localizzazione spaziale, della stereopsi, passando per l’età dell’apprendimento quando può limitare almeno in parte il rendimento scolastico, per arrivare all’età adulta, in cui tale handicap riduce le occasioni di inserimento lavorativo e la possibilità di ottenere patenti o brevetti che amplierebbero le occasioni d’impiego dell’individuo.

Ambliopia: se individuata per tempo, si può correggere.
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