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Topografia corneale

La topografia corneale è un test che viene realizzato per diagnosticare le caratteristiche della cornea, attraverso lo studio della superficie di questa membrana che riveste la parte esterna dell’occhio. Attraverso questa prova é possibile osservare l’esistenza di irregolarità e conoscerne i diversi gradi di curvatura. Anche se lo studio della cornea viene realizzato grazie a varie attrezzature, il risultato finale delle prove è una “mappa tridimensionale” della membrana, ovvero una rappresentazione della superficie corneale capace di indicarne il suo spessore, piegatura, potenza e superficie.

La topografia corneale viene realizzata, in tutti i seguenti casi:

  1. Per valutare se un paziente è un candidato idoneo o no alla chirurgia refrattiva laser e nel caso lo sia, per stabilire il tipo di tecnica più adatta: LASIK o le tecniche di superficie (PRK / LASEK). Per quest’ultimo passo, é necessario realizzare un’altra prova aggiuntiva che serve a determinare lo spessore corneale.
  2. Per valutare se un paziente è un candidato idoneo all’impianto di una lente intraoculare e, nel caso in cui lo sia, per realizzare le misurazioni intraoculari necessarie per questa operazione.
  3. Per monitorare i risultati degli interventi chirurgici.
  4. Per l’adattamento delle lenti a contatto.
  5. Per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie che colpiscono la cornea, come il cheratocono, la degenerazione marginale pellucida o l’astigmatismo irregolare.

La procedura per eseguire la topografia corneale è indolore e molto breve. Infatti, il paziente non prova dolore, tranne, in alcuni casi, in cui può sentire un piccolo disagio o affaticamento causato dalla posizione che deve essere mantenuta per la corretta realizzazione della prova. Il paziente si deve sedere in fronte al topografo corneale con la fronte appoggiata al computer e il tecnico innesca il processo, che è totalmente automatico. I risultati sono immediati, e l’oftalmologo potrà interpretarli subito.

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Gli occhi del Siberian Husky

San Girolamo disse: “Il volto è lo specchio dell’anima e gli occhi confessano, in silenzio, i segreti del cuore”. Quindi, potremmo dire che l’occhio è una finestra attraverso la quale trasmettiamo la nostra essenza all’esterno.

In tutti i post che abbiamo pubblicato all’interno del nostro blog, abbiamo parlato a lungo dei nostri occhi, i loro colori e le loro speciali caratteristiche. Oggi parleremo di un occhio speciale e diverso che appartiene al mondo animale, e più precisamente al Siberian Husky, una razza di cane conosciuto per la profondità del suo sguardo.

Gli Eschimesi, nella loro lingua, dispongono di  30 parole per riferirsi alle diverse tonalità di bianco, e sostengono che tutte quante si possono trovare negli occhi dei Siberian Husky: cani che sono veri e propri atleti della neve. Gli Husky sono i discendenti diretti dei lupi, che durante secoli hanno percorso la fredda terra artica, trainando le slitte e aiutando le persone della zona.

Lo sguardo limpido di questi animali colpisce sempre, ma non è l’unico vantaggio di avere occhi così belli. La loro forma a mandorla protegge il tessuto oculare dalle basse temperature, dalla neve e dal vento freddissimo che li colpisce e grazie ad essa, possono socchiuderli tantissimo senza perdere acuità visiva.

Tradizionalmente i popoli dell’Artico, per riferirsi a se stessi, usavano questa espressione: “esseri umani veri/puri”, per il fatto che non discendono dall’unione di diverse popolazioni. Anche i Siberian Husky, possono essere considerati “cani veri/puri”, infatti i risultati di uno studio del loro DNA dimostrano che sono “canti antichi”, ovvero che non discendono dell’unione di due razze preesistenti.

Gli Eschimesi credono nell’esistenza di molti spiriti che popolano tutti gli esseri viventi e gli oggetti della natura. Per questo motivo, in un certo modo venerano gli Huskies per aiutarli a garantire la sopravvivenza delle loro famiglie in condizioni climatiche estreme.

Gli Husky appartengono alle 14 razze più antiche della terra, e il loro nome deriva dal soprannome “esky” con cui gli esploratori si riferivano ai popoli artici. Gli occhi albini di questi cani sembrano disegnati appositamente per percorrere lunghi percorsi, sopportando bufere di neve e bassissime temperature.

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Films girati soltanto con luce naturale

L’uso della luce naturale è sempre stato essenziale per il progresso della cultura.
Il regista francese Jacques Loiseleux , nella sua opera sull’importanza della luce naturale nel cinema, spiega che “la luce dà senso alla scena grazie alla forma in cui illumina il soggetto e grazie all’atmosfera emotiva che crea, facendo apparire i soggetti e gli oggetti non soltanto sotto il loro aspetto estetico più favorevole, ma anche pienamente coerenti con ogni film”.

Il primo lungometraggio interamente girato con luce naturale fu ‘Barry Lyndon’ (1975) di Stanley Kubrick. Questo film, pieno di particolari, che ricorda i dipinti del XVIII secolo, é stato possibile grazie all’uso della luce naturale, anche durante le riprese notturne, dove la scena veniva illuminata da candele.

Per quanto riguarda la luce delle scene girate all’interno, veniva filtrata attraverso le finestre, perché lo scopo, secondo Kubrick, è il realismo:  “L’illuminazione dei film storici è sempre sembrata molto finta. Una stanza completamente illuminata con candele è molto bella e completamente diversa da quello che siamo abituati a vedere al cinema.”

Forse non tutti sanno che ciò che ha reso possibile il film di ‘Barry Lyndon’ stata la telecamera con cui è stato girato il film. Infatti a quei tempi non tutti gli obiettivi delle cineprese erano sufficientemente sviluppati da poter garantire un risultato ottimale in ambienti con scarsa illuminazione, perciò Kubrick, per sopperire a questa mancanza, chiese alla NASA una lente Zeiss 50mm, F0.7, che era stata usata anteriormente in occasione della missione Apollo.

La lente Zeiss, caratterizzata da una grande apertura di diaframma, fu applicata alla telecamera Mitchell che Kubrick aveva precedentemente usato per filmare ‘Arancia meccanica’.

L’unico problema derivato dall’uso di un diaframma di grandi dimensioni è che le scene notturne appaiono molto solenni, ma questa sua caratteristica è stata usata per marcare l’atteggiamento distante e indifferente della gente di classe boghese, tipica di quell’epoca.

L’ultimo film girato totalmente con luce naturale, uscirà nelle sale americane il 5 di febbraio: ‘ The Revenant’, del regista messicano Alejandro González Iñárritu. Questo film è stato girato con la sola luce naturale e in condizioni ambientali difficili, nelle foreste di Calgar, in Canada. Il regista nelle interviste ha dichiarato che attraverso questa maniera di girare ha voluto trasmettere ciò che vissero realmente le tribù di cui parla il film.

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Misurazione della tensione oculare

La misurazione della tensione oculare, é una delle prove che viene realizzata durante la valutazione di idoneità al trattamento ed é fondamentale per stabilire se un paziente é idoneo o no alla chirurgia laser per poter risolvere i problemi di vista causati da miopia, ipermetropia e astigmatismo.

La tensione intraoculare è la pressione esercitata dal liquido presente all’interno del bulbo oculare, chiamato corpo vitreo, sulle strutture più solide, come la cornea e il cristallino, che ha la funzione di aiutare l’occhio a mantenere la sua forma sferica. Normalmente, vengono considerati normali valori di pressione intraoculare quelli che si trovano tra i 10 e i 20 millimetri di mercurio (mmHg). La misurazione della pressione intraoculare è uno dei test più comuni a cui viene sottoposto l’occhio, perché la pressione intraoculare è uno dei principali fattori da considerare nella diagnosi e monitoraggio del glaucoma, che rappresenta la seconda causa di cecità nel mondo. È importante sottolineare che la misurazione della pressione intraoculare è un test per diagnosticare il glaucoma, ma non la unica.

La pressione intraoculare non è costante, in quanto può variare nel corso della giornata a causa di diversi fattori. Inoltre, la misurazione della pressione intraoculare di solito non è precisa. Perciò, se il medico osserva dei valori anomali in un paziente, può consigliare di eseguire misurazioni multipli in tempi diversi e in giorni diversi.

La tonometria

La tensione intraoculare viene calcolata con un test chiamato tonometria, questo test può essere eseguito in due modi diversi:

  1. Il primo, é attraverso la tonometria di non contatto (tonometria di aria o tonometria pneumatica). Si tratta di un test assolutamente indolore e non invasivo in cui il paziente riceve solo un soffio d’aria nell’occhio. Questo soffio provoca un appiattimento della cornea, che determina a sua volta il valore della tensione intraoculare. Questo é il tipo di tonometria che fornisce i valori meno precisi.
  2. Il secondo viene realizzato con la tonometria di contatto o appiattimento.  Prima di realizzare questa prova, il medico instillerà una goccia di anestetico in ciascun occhio, per far in modo che anche questo metodo sia indolore, e successivamente toccherà la cornea con il tonometro con cui ottiene il valore della tensione intraoculare.

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Che cos’è la diottria?

 

La diottria è la unità di misura con cui é possibile stabilire il potere di refrazione di una lente. Questa unità è usata anche per misurare i difetti di refrazione dell’occhio: miopia, ipermetropia e astigmatismo.

In questo caso, le diottrie rappresentano la quantità di correzione che il paziente, affetto da uno o da vari difetti visivi, ha bisogno nelle lenti degli occhiali per normalizzare la vista.

Le lenti per correggere la miopia sono concave e hanno un potere negativo (il suo valore è espresso con il simbolo -), mentre le lenti per correggere l’ipermetropia sono convesse e hanno un potere positivo (il suo valore è espresso dal simbolo +). Per questo motivo, gli occhiali da vista hanno tre valori che li identificano:

Primo valore: identifica il grado di miopia o l’ipermetropia sofferto dal paziente. Se appare il segno negativo ( – ) , il paziente è miope, mentre se appare il segno più (+) il paziente soffre di ipermetropia.

Secondo valore: indica il grado di astigmatismo sofferto dal paziente. Il segno può essere negativo ( – ) o positivo ( + ), nel primo caso parleremo di astigmatismo miopico (astigmatismo + miopia) e nel secondo caso, invece, di astigmatismo-ipermetropico (ipermetropia + astigmatismo).

Terzo valore: indica l’asse di orientamento dell’astigmatismo.

Fu l’oftalmologo Ferdinand Monoyer  che propose nel 1872, la Dioptrie (diottria) come unità di misura capace di stabilire la potenza di una lente, espressa come l’inverso della distanza focale in metri. Tre anni dopo, il Congresso di Oftalmologia di Bruxelles adottò la diottria come unità di misura di refrazione a livello internazionale.

Curiosamente fu lo stesso specialista, Ferdinand Monoyer, che inventò la tabella di ottotipi utilizzata per misurare l’acuità visiva, che consiste di dieci file di lettere di dimensione decrescente che nascondeva il suo nome e cognome.

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Perché a volte appaiono piccole macchie rosse negli occhi?

La congiuntiva è una membrana sottile, trasparente, elastica e forte che riveste la superficie interna delle palpebre e la sclera. Ha una funzione protettiva e difensiva ed è essenziale per la lubrificazione della cornea.

La sclera è una membrana fibrosa opaca, formata da collagene e fibre elastiche che costituisce la parte posteriore della tonaca fibrosa del bulbo oculare, insieme alla cornea che occupa la porzione anteriore. Dato il colore biancastro donatole dalle fibre, è detta anche bianco dell’occhio e la sua parte anteriore è visibile fra le palpebre

Nella congiuntiva ci sono molti vasi sanguigni che possono rompersi, causando una piccola perdita di sangue nella sclera (conosciuta come emorragia sottocongiuntivale). Quella piccola quantità di sangue è la causa della comparsa di puntini rossi negli occhi.

Però, la domanda è: perché si producono queste emorragie?

Le cause che determinano una emorragia sottocongiuntivale sono molteplici. I vasi sanguigni della congiuntiva possono rompersi per un colpo di tosse, uno starnuto, uno sforzo, che causa temporaneamente l’aumento della pressione sanguigna causando la rottura di un capillare.

L’emorragia può verificarsi anche quando strofiniamo l’occhio con più energia del solito. Mentre, le cause meno comuni sono il diabete e la pressione alta.
Di solito, le macchie rosse si riassorbono con il passare del tempo, però se le emorragie sono frequenti, vi consigliamo di andare dall’oculista per escludere qualsiasi altro problema.

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