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Allergie oculari: da stagionali a perenni…

Lunedì scorso, vi abbiamo parlato dei sintomi più comuni che causano le allergie oculari, durante la primavera, e il modo migliore per evitarli. Oggi, ampliamo il tema, e parliamo dei sintomi allergici che si presentano durante tutto l’anno, denominati, perenni.

Durante gli anni ’90 l’insorgere dei sintomi, nei pazienti allergici, si limitava ai mesi di maggio e giugno. Però la fioritura dei cipressi, che avviene durante gennaio e febbraio, fa si che il prurito e il bruciore agli occhi, si manifestino molto prima dell’arrivo della primavera.

Il modo migliore per prevenire i sintomi di congiuntivite allergica, che spesso influisce sulle prestazioni di lavoro e di guida, è evitare il più possibile, il contatto con il polline.

“Per questo è fondamentale stare, il più tempo possibile, in ambienti chiusi, indossare occhiali da sole grandi avvolgenti e lavare, spesso, le mani con acqua e sapone, soprattutto quando si cambia di ambiente e ci esponiamo ad agenti esterni ai quali non siamo abituati” consiglia il Dottor Marco Moschi, Direttore Medico di Clinica Baviera Italia.

Inoltre, continua il Dottor Moschi, “non appena si manifestano i sintomi di allergia oculare, é fondamentale rivolgersi ad un medico allergologo che potrà prescrivere il trattamento più appropriato per dar sollievo agli occhi, colpiti da congiuntivite.”

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Come prendersi cura degli occhi a primavera

La primavera è arrivata e chi soffre di allergia, sta già sperimentando i primi sintomi di questa “fastidiosa” reazione del sistema immunitario che annuncia l’imminente arrivo dell’estate. Durante la primavera, due persone su dieci, soffrono di reazioni allergiche e gli occhi vengono colpiti, nel 50% dei casi, da congiuntivite e infiammazioni.

Prurito, bruciore, lacrimazione, occhi rossi e fotofobia ( sensibilità alla luce ) sono i sintomi che indicano che l’allergia, ha causato una infiammazione della congiuntiva (congiuntivite), che è la membrana trasparente che riveste il bulbo oculare e la parte interna delle palpebre che ha la funzione di proteggere gli occhi dai corpi estranei.

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Ecco qua, qualche suggerimento che potrebbe esservi utile durante questo periodo dell’anno:

  • Cercate di mantenere una perfetta igiene degli occhi, evitando di toccarli con le mani sporche, e pulendoli accuratamente prima di andare a letto, rimuovendo tutti i resti di trucco.
  • Evitate, il contatto con agenti che possono provocare allergie (polline, muffe, acari della polvere…) cercando di mantenere chiuse, il più tempo possibile, le finestre di casa e i finestrini della macchina. Inoltre, vi consigliamo di evitare, per quanto possibile, di uscire durante i giorni di maggiore impollinazione e se proprio dovete farlo, non dimenticate gli occhiali da sole.
  • Per attenuare i sintomi, e a seconda del grado di intensità, è consigliabile l’utilizzo di collirio, soluzione salina o lacrime artificiali, sempre e quando sia uno specialista in oftalmologia a prescriverli, dopo aver determinato l’origine dei sintomi.
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Che cos’è la cataratta e perché si produce

La cataratta è il naturale processo di invecchiamento del cristallino, che nel corso degli anni perde progressivamente trasparenza. Il cristallino é la lente naturale di cui é dotato l’occhio umano.

¨L’unico trattamento efficace per la eliminazione della cataratta é la chirurgia¨

Dott.ssa Barbara Prandi, Medico Chirurgo di Clinica Baviera Milano.

A quale età inizia a manifestarsi?

La sua comparsa, varia a seconda del soggetto, però generalmente dopo i 45 anni il cristallino comincia a diventare opaco, i colori perdono intensità, si ha un peggioramento della vista notturna o una vista doppia e il paziente inizia ad aver bisogno di una luce più potente per leggere.

Quali sono i sintomi più frequenti?

Il paziente, che soffre di cataratta, ha la vista offuscata, sperimenta, fotofobia alla luce solare diretta, e ha cambi di graduazione frequenti. I sintomi cambiano a seconda del tipo di cataratta.

In cosa consiste l’intervento per eliminare la cataratta, qual’è la procedura?

L’unico trattamento efficace è la chirurgia, che consiste nella rimozione e sostituzione del cristallino invecchiato con una lente intraoculare artificiale. L’intervento viene realizzato grazie ad una anestesia topica, ovvero, con gocce di collirio, dura circa 10 minuti, ed é praticamente indolore. Generalmente i tempi di recupero sono veloci, dopo pochi giorni il paziente vede bene, anche se questi parametri possono variare a seconda del caso specifico.

Quali sono i risultati?

Se il paziente operato di cataratta, non soffriva di altri difetti oculari, gli ottimi risultati si manifesteranno in un breve periodo di tempo. Mentre, se il paziente operato di cataratta soffriva anteriormente di altri difetti oculari, i tempi di recupero dipenderanno anche da quest’ultimi. Attualmente, i risultati dati dalle lenti multifocali intraoculari impiegate per correggere la presbiopia sono molto buoni, e grazie ad esse, nella maggior parte dei casi, il paziente, riacquista una visione completa e smette di usare tutti i tipi di occhiali (da vicino e da lontano).

Quali sono i principali progressi raggiunti da questo tipo di chirurgia durante gli ultimi anni?

Senza dubbio, il più grande progresso recente è lo sviluppo delle lenti intraoculari multifocali, che, oltre alla cataratta, permettono di correggere la presbiopia e i difetti visivi associati (miopia, ipermetropia e / o astigmatismo).

È vero che è necessario aspettare la formazione della cataratta per intervenire?

No. In verità è tutto il contrario. Infatti, il processo avanzato di invecchiamento del cristallino provoca che quest’ultimo sia più denso e ciò provoca che l’intervento chirurgico sia più lungo e complicato, per questo motivo è consigliabile sottoporsi all’operazione al primo insorgere della cataratta, ovvero, non appena il paziente inizia a sperimentare i primi sintomi che non gli permettono di vedere bene, sempre e quando il resto della struttura dell’occhio sia sana.


	
LA CATARATTA
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Intervento Laser agli occhi: perché è importante la prima visita?

Per sottoporsi al’intervento Laser agli occhi  è fondamentale fare una prima approfondita visita oculistica, con alcuni importanti esami oculistici utili per stabilire l’idoneità all’intervento. Ne parliamo con il Dottor Riccardo Gizzi, chirurgo oftalmologo di Clinica Baviera Italia.

“Il paziente interessato a correggere il proprio difetto di vista eliminando gli occhiali o le lenti a contatto con un intervento Laser  deve assolutamente sottoporsi ad un check-up preoperatorio, effettuando tutti gli accertamenti diagnostici necessari a verificare lo stato di salute dei suoi occhi e l’esistenza delle condizioni anatomiche e fisiologiche ideali per il conseguimento di un risultato soddisfacente” afferma il dottor Gizzi.

Tali esami preoperatori servono inoltre a scartare pazienti con patologie oculari, come ad esempio il cheratocono, che rappresentano una precisa controindicazione all’intervento Laser.

Tali esami vengono effettuati previa astensione dall’ uso di Lenti a Contatto per almeno 7 giorni e prevedono:

  • Visita oculistica generale
  • Topografia corneale
  • Studio qualiquantitativo del film lacrimali
  • Esame della refrazione in cicloplegia
  • Pachimetria
  • Pupillometria
  • Esame del fundus oculare

La visita oculistica generale

Verifica l’acuità visiva, la pressione oculare, la biomicroscopia del segmento anteriore, per escludere la presenza di patologie oculari

La topografia corneale

E’ un esame che riguarda la parte più anteriore dell’occhio cioè la cornea, e serve per  conoscerne esattamente la curvatura. La regolarità di superficie e l’assenza di patologie corneali come il cheratocono sono condizioni indispensabili per potere eseguire in sicurezza l’intervento. Il topografo permette all’oftalmologo di acquisire in modo semplice e immediato immagini della superficie corneale a colori senza l’instillazione di colliri o anestetici e sopratutto senza toccare in nessun modo la superficie oculare. Le topografie vengono poi elaborate e salvate con l’ausilio di un PC per memorizzarne l’analisi e confrontarle con esami successivi. Grazie al topografo è possibile ottenere informazioni molto precise.

L’esame della refrazione in Cicloplegia

Consente, grazie all’instillazione di colliri cicloplegici, di quantificare con assoluta precisione la reale entità del difetto visivo, senza il condizionamento dell’accomodazione.

 La Pachimetria

La pachimetria corneale è la misura dello spessore della cornea. La misurazione viene fatta utilizzando una sonda ad ultrasuoni che viene messa a contatto con la superficie corneale, previa instillazione di un collirio anestetico. Così facendo l’esame risulta indolore e veloce.

 L’esame del fundus oculare

Si effettua dopo l’instillazione di colliri midriatici che dilatano il forame pupillare e ha lo scopo di esaminare la retina, la sua vascolarizzazione, la presenza di zone sottili o degenerazioni regmatogene, inoltre si verificano le condizioni del nervo ottico.

Solamente in seguito agli accertamenti elencati il chirurgo può confermare al paziente la possibilità di sottoporsi ad un intervento di chirurgia refrattiva.

 

prima visita copy

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Impressionismo e difetti della vista

Impressionismo e difetti della vista sono collegati? Se Claude Monet ed Edgar Degas  avessero portato gli occhiali, anzi se si fossero sottoposti a un trattamento Laser per eliminare i loro difetti della vista, forse la storia dell’arte e, soprattutto dell’Impressionismo, sarebbe cambiata.

Secondo diversi studi scientifici, tra cui spicca quello del neurologo australiano Noel Dan, molti pittori impressionisti erano affetti da miopia e nello specifico Monet soffriva anche di cataratta e Degas soffriva di un disturbo della retina.

Dan ha studiato a fondo i dipinti di questi artisti. L’impressionismo è una forma d’arte caratterizzata da pennellate rapide, brevi e quadri inondati di luce. E paesaggi spesso un po’…sfocati.

I contorni non sono perfetti perché l’obiettivo non è rappresentare esattamente la realtà, ma solo l’impressione, lo stato d’animo che un determinato paesaggio evocava in chi lo dipingeva.

A testimoniare tutto questo, secondo Dan, sono proprio i quadri di questi autori.

La prima opera  di Monet ad esempio,  Impression: soleil levant, che diede inizio ufficialmente a questa corrente artistica, presenta contorni imprecisi, colori che sfumano uno nell’altro, linee leggere. Monet ha sviluppato in seguito anche la cataratta e questo è dimostrato dai suoi quadri successivi, come Le pont Japonais che l’artista dipinse diverse volte durante la sua vita: tra le prime e ultime versioni del quadro ci sono differenze consistenti e compatibili con la sua cataratta. I ponte quasi non si riconosce più, i colori sono diventati scuri e il rosso predomina. Secondo alcuni critici d’arte si tratta di una “Varietà astratta” e non di un difetto visivo, ma Dan ha ribattuto dicendo che il rosso è il colore percepito meglio dai miopi e che la cataratta gradualmente modifica la percezione dei colori e dei contorni degli oggetti.

A proposito di Degas, Michael Marmor, oftalmologo dell’Università di Stanford, ha pubblicato una tesi su Archives of Ophtalmology, affermando che le ultime raffigurazioni delle Donne al bagno di Degas sono così offuscate che non si riescono più a distinguere i colpi di pennello. E le sue ultime opere sono costituite per lo più da ombre.

Molti critici d’arte storceranno il naso di fronte a queste teorie scientifiche e ben poco artistiche, ma è anche vero che Monet nel 1923 si sottopose a un intervento per curare la cataratta e che da quel momento riprese a dipingere come nei suoi primi anni di attività.

Resta il fatto che rimangono opere grandiose, forse proprio a causa delle loro emozionanti imperfezioni.

ponte giapponese copy

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Calazio e orzaiolo: quali sono le differenze?

Calazio e orzaiolo: sono disturbi che colpiscono l’occhio e non vanno confusi.

Il calazio è una cisti granulosa (meglio definita lipogranuloma) che si forma nella palpebra a causa di un’infiammazione cronica della ghiandola di Meibomio il cui dotto escretore si ostruisce.

A seconda che si collochi vicino al margine ciliare o più verso la congiuntiva si definisce rispettivamente calazio esterno o interno, anche se in alcuni casi possono sussistere entrambi contemporaneamente (si parla quindi di calaziosi).

Il calazio si riconosce per il rigonfiamento all’interno o sul bordo della palpebra ed è generalmente indolore.

Per prevenirlo basta ricorrere alla normale igiene dell’occhio per mantenere puliti i dotti escretori delle ghiandole di Meibomio. Se si è particolarmente predisposti è bene adottare come abitudine pulire mattina e sera accuratamente le ciglia e le palpebre con un cotton fioc imbevuto di acqua calda.

Una volta che la ghiandola di Meibomio si svuota il calazio guarisce da sé, anche se è consigliabile applicare impacchi caldi per agevolarne l’evoluzione. Può anche associarsi, in situazioni più gravi, una blefarite che va contrastata da un’antibioticoterapia topica. Da non escludere problematiche di alterato transito e colecistopatie eventualmente diagnosticate tramite appositi esami all’apparato gastroenterico al fine di verificare funzionalità epatica, alterazioni della colecisti e dell’intestino o del colon.

L’orzaiolo è un’infiammazione acuta che colpisce una o più delle ghiandole sebacee delle palpebre, situate alla base delle ciglia. L’orzaiolo può formarsi esteriormente alla palpebra (casi più frequenti) quando colpisce una ghiandola di Zeis o di Moll interiormente alla palpebra quando colpisce una ghiandola di Meibomio.

L’orzaiolo  è spesso causato da un’infezione batterica da stafilococco che può anche verificarsi in presenza di una blefarite.

L’orzaiolo si individua per il rigonfiamento all’interno o sul bordo della palpebra e a differenza del calazio è doloroso. In casi gravi può alterarsi la temperatura corporea.

Per curarlo è bene tenere l’occhio pulito, agevolando la maturazione e, quindi, la regressione dell’escrescenza attraverso impacchi di acqua non troppo calda. Il medico, se lo ritiene opportuno può, prescrivere pomate a base di antibiotici nel caso la frequenza della patologia inizi a diventare preoccupante.

calazio orzaiolo copy

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Eccola lente intraoculare trifocale, per vedere da tutte le distanze

Si chiama lente intraoculare trifocale. E per molti rappresenta un sogno,  soprattutto per chi inizia ad avere a che fare con la presbiopia ed è costretto a indossare anche tre paia di occhiali diversi a seconda della distanza , o gli occhiali progressivi spesso poco tollerati.

Un sogno che adesso può diventare realtà, grazie a una vera rivoluzione nel campo dell’oftalmologia avanzata: la lente intraoculare trifocale di ultima generazione.

Si tratta di una lente intraoculare (che sostituisce il cristallino, la lente naturale dell’occhio) uguale alla multifocale: a differenza di quest’ultima, però, che consente un’ottima visione da vicino e da lontano, la lente intraoculare trifocale permette un’ottima vista a tutte le distanze, anche a quella intermedia.

Clinica Baviera, leader europeo in oftalmologia avanzata, è uno dei primi istituti a impiantare questa lente in Italia.

“Delle diverse tecniche chirurgiche la più moderna, con  i migliori risultati –  spiega il dottor Marco Moschi, direttore sanitario di Clinica Baviera Italia – è la sostituzione del cristallino naturale con una lente artificiale in grado di mettere a fuoco le immagini da tutte le distanze”.

All’interno dell’occhio esiste una lente naturale (il cristallino) che fino a circa 40 anni d’età ha la capacità di mettere a fuoco oggetti posti a qualsiasi distanza da noi. Dopo tale età questa capacità di “messa a fuoco” si perde gradualmente, insieme alla naturale trasparenza che caratterizza il “cristallino” e si instaura la presbiopia. La lente trifocale sostituisce il cristallino invecchiato e privo della sua capacità di mettere a fuoco oggetti a diverse distanze.

Questa chirurgia è applicabile a pazienti che hanno associato alla presbiopia anche difetti visivi come miopia, ipermetropia e astigmatismo.

Grazie all’impegno delle industrie produttrici di queste particolari e sofisticate lenti intraoculari, in questi ultimi anni sono stati approntati prodotti altamente performanti, perfettamente tollerati dall’organismo e che, una volta impiantati, non necessitano di manutenzione permettendo la soluzione del problema visivo definitivamente.

Per capire se si è idonei a questo tipo di intervento è fondamentale sottoporsi a una visita refrattiva, grazie alla quale i medici possono selezionare i pazienti più idonei.

Le nuove lenti intra oculari trifocali sono lenti acriliche di materiale immunocompatibile , quindi accettato dall’occhio, senza possibilità di rigetto e sfruttano il principio della diffrazione, cioè della possibilità di deviare le immagini su diversi punti della retina. In questo modo riescono a far arrivare alla retina l’immagine a fuoco che arriva da lontano, da una distanza intermedia e da vicino.

Il paziente non deve adattare la direzione dello sguardo all’oggetto che sta osservando come con gli occhiali progressivi : è il cervello che elabora l’immagine e sceglie quella che gli serve annullando  le altre. Quindi, molto semplicemente, il paziente guarda ciò che lo interessa e vede perfettamente a fuoco.  Questo è possibile grazie alla capacità di soppressione del cervello, cioè la capacità di eliminare le immagini che non servono o danno fastidio, non permettendo una visone corretta.

Mentre con le bifocali c’erano solo due punti di fuoco, lontano e vicino, perdendo la visione della mezza distanza (quella ch si ha, per esempio, guardando il pc), con le trifocali è possibile una perfetta messa a fuoco a tutte le distanze.

La lente è di piccolissime dimensioni, normalmente circa 6-7 mm ,e non richiede manutenzione nel tempo: una volta impiantata resta nell’occhio tutta la vita.

La modalità di impianto prevede un intervento mini invasivo e la creazione di un forellino attraverso il quale si scioglie e si aspira il cristallino naturale e si inserisce quello artificiale. Senza punti di sutura. L”intervento dura 15 minuti ed è eseguito in anestesia topica, solo con gocce di collirio instillate prima dell’intervento; non è necessario il ricovero  e il paziente viene dimesso dopo l’intervento senza bende a coprire l’occhio, ma con la sola protezione degli occhiali da sole. Normalmente nel giro di qualche giorno la visione riprende e il paziente può ricominciare ad avere una vita lavorativa e sociale pressoché normale. Viene eseguito un occhio per volta a distanza di 7-15 giorni.

trifocale

 

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La Presbiopia non si può evitare, ma da oggi si può correggere definitivamente!

Sapevate che la presbiopia si può correggere?
Ne parliamo con il Dott. Riccardo Gizzi, medico chirurgo specializzato in oftalmologia, che attualmente svolge la propria professione presso Clinica Baviera.

I primi segnali si riconoscono da piccoli semplici gesti: si strizzano gli occhi sperando di riuscire a mettere a fuoco i messaggi che arrivano al cellulare o le notizie del giornale, oppure si allontanando i device (tablet, smartphone, e-book reader) o i libri attraverso un gioco di distensione più o meno accentuato delle braccia. Dopo i 40 anni di età, questi gesti possono indicare l’insorgenza della presbiopia: un calo fisiologico e graduale della vista che nel tempo, progressivamente, peggiora.

Che cos’è la presbiopia?
Nell’occhio è presente una piccola lente chiamata cristallino. Nel giovane questa lente permette, in assenza di patologie, di vedere distintamente sia da lontano sia da vicino, infatti grazie al meccanismo dell’accomodazione essa consente una perfetta messa a fuoco delle immagini sulla retina. Dopo i 40 anni questa lente perde progressivamente una parte della sua elasticità e quindi anche la capacità di mettere a fuoco a varie distanze.
A che età si manifesta la presbiopia e quali sono i principali sintomi?
Insorge dopo i 40 anni in modo progressivo ed è un processo inevitabile. Il paziente inizia ad avere difficoltà nella lettura, nella scrittura e in generale nelle sue attività a distanza ravvicinata. Nei soggetti con una leggera miopia il disturbo si evidenzia invece con la necessità di togliere gli occhiali quando si legge. Indubbiamente la difficoltà di lettura è il principale sintomo della presbiopia, però spesso sono associati disturbi come l’affaticamento visivo nella lettura prolungata, la visione doppia delle lettere, bruciori e arrossamento degli occhi e talvolta anche cefalea dopo aver letto per molto tempo. Naturalmente tutto ciò accade se non si usano gli occhiali da presbite. Va ricordato però che le lenti da presbite non sono definitive: l’accomodazione (cioè la capacità dell’occhio di mettere a fuoco le immagini) si perde gradualmente e quindi con il trascorrere del tempo bisogna aumentare periodicamente il potere dell’occhiale da lettura fino ai 65 anni, periodo in cui il difetto si stabilizza.

Si può prevenire?
Non si può prevenire la presbiopia, perché è un processo d’invecchiamento naturale e fisiologico dovuto al passare del tempo che interessa tutti noi, nessuno escluso. Alcuni possono essere interessati in modo più evidente e altri in modo più leggero. Bisogna cercare di correggerla con occhiali idonei o interventi chirurgici ed evitare così problemi che possono verificarsi se non adeguatamente trattata. Uno sforzo prolungato nella messa a fuoco di oggetti ad una distanza ravvicinata senza correzione può portare ad affaticamento visivo e anche a vere patologie.

Come si può curare?
Innanzitutto alla soglia dei 40 anni bisogna recarsi dal proprio oculista e fare una visita accurata, in modo da verificare subito il calo della vista da vicino e quindi prescrivere la giusta e precisa correzione con lenti da presbite per evitare al paziente di leggere con fatica; inoltre l’oculista può informare il proprio paziente presbite sulle attuali tecniche avanzate di chirurgia refrattiva con cui è possibile risolvere questo problema. La presbiopia infatti può essere corretta con due trattamenti: il Laser e la chirurgia intraoculare.
Il trattamento con il Laser è lo stesso impiegato per la correzione dei difetti visivi come la miopia ed è utile per correggere la presbiopia, nel caso di pazienti miopi, migliorando molto la visione sia
da lontano sia da vicino.
Sebbene vengano adoperati entrambi gli occhi allo stesso modo, un occhio è sempre più specializzato dell’altro nella vista da lontano (occhio dominante), mentre l’altro è più specializzato nella vista da vicino (occhio lettore). Attraverso il trattamento Laser si potenzia questa specializzazione, senza alterare la sensazione di visione binoculare lontano-vicino.
Il trattamento con la lente intraoculare multifocale è un intervento ancora più definitivo.
Consiste nell’estrarre il cristallino, che ha perso o sta perdendo la sua capacità di messa a fuoco, e sostituirlo con una lente intraoculare multifocale che svolge la funzione di cristallino artificiale, non si opacizza e dura tutta la vita. In questo modo i pazienti recuperano un raggio di visione completo e possono realizzare tutti i tipi di attività senza il supporto di occhiali o lenti a contatto: leggere un libro o guidare un’auto non sarà più un problema. Questo trattamento permette di correggere in contemporanea disturbi associati come la miopia, l’astigmatismo e l’ipermetropia.
Entrambi gli interventi si effettuano in regime ambulatoriale, durano pochi minuti e sono indolore.

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